I guadagni democratici nelle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti potrebbero rilanciare gli sforzi per regolamentare le tecnologie che incidono sull’industria dei videogiochi, tra cui l’IA generativa e gli acquisti digitali. Tuttavia, un governo diviso, i limiti delle leggi statali e la natura globale del settore fanno sì che difficilmente il risultato porterà a cambiamenti rapidi e radicali.
Il Congresso può approvare leggi, ma il presidente Donald Trump è ancora alla Casa Bianca e può porre il veto ai disegni di legge. Per superare un veto è necessaria una maggioranza dei due terzi in entrambe le camere, soglia che, secondo l’articolo, è irraggiungibile nell’attuale equilibrio politico. I democratici potrebbero comunque esercitare pressioni attraverso audizioni congressuali, il controllo della spesa federale e il vaglio delle nomine a incarichi di regolamentazione.
I governi statali potrebbero avere più margine d’azione. L’articolo cita California, Washington e New York, dove sono presenti importanti editori di videogiochi e piattaforme digitali. Afferma che i legislatori locali potrebbero valutare misure di tutela contro l’uso, senza consenso, delle voci e dei movimenti degli interpreti nell’IA generativa, in seguito alle preoccupazioni espresse dai lavoratori creativi, tra cui gli interpreti della SAG-AFTRA.
Le proposte per limitare la costruzione di grandi centri dati potrebbero anche aumentare il costo dell’addestramento dei modelli di IA e dell’utilizzo dei servizi cloud. Tuttavia, ciò non impedirebbe agli studi di utilizzare modelli o strumenti già esistenti per attività come l’assistenza alla programmazione, la generazione procedurale e la creazione di texture. I vincoli alle infrastrutture potrebbero rallentare alcune forme di espansione senza porre fine all’adozione dell’IA nello sviluppo dei videogiochi.
Un altro possibile ambito d’intervento è la proprietà digitale. Le iniziative democratiche potrebbero puntare a rendere più chiare le informative, spiegando che un acquisto digitale può consistere in una licenza revocabile anziché in una proprietà permanente. Ma la trasparenza, da sola, non impedirebbe agli editori di chiudere i servizi online, rendendo così ingiocabili alcuni videogiochi. L’articolo osserva che attualmente la legge statunitense non obbliga le aziende a fornire patch per l’uso offline né a rendere pubblico il codice dei server quando un gioco giunge a fine vita.
L’esito delle elezioni potrebbe garantire tutele più solide agli interpreti e ad altri lavoratori creativi, ma non assicura né la conservazione delle librerie di videogiochi digitali né l’arresto della diffusione dell’IA. Qualsiasi cambiamento dovrebbe fare i conti con i vincoli politici e con un settore plasmato da forze tecniche ed economiche globali.
Fonti: Jeuxvideo.com.
