I videogiochi anime con licenza affrontano una sfida difficile: devono tradurre un’identità visiva già distintiva in un formato interattivo. I cinque titoli seguenti si distinguono non per il gameplay, ma per la direzione artistica, l’esecuzione tecnica e la capacità di preservare o reinterpretare l’aspetto delle serie originali.
Dragon Ball FighterZ
Il gioco di combattimento 2.5D di Arc System Works è ampiamente considerato uno dei migliori adattamenti visivi di un anime. I suoi personaggi utilizzano modelli 3D creati con Softimage XSI, ma la presentazione li fa sembrare sorprendentemente vicini all’animazione disegnata a mano.
Una parte fondamentale di questo effetto deriva dal metodo di animazione. Invece di affidarsi esclusivamente alla tradizionale animazione scheletrica, il team ha costruito singole pose 3D per ogni fotogramma, creando sequenze che ricordano una serie di disegni anime composti con cura. L’approccio conferisce al gioco una caratteristica qualità da passo uno e lo aiuta a riprodurre l’aspetto sia del manga originale sia della serie televisiva degli anni ’90.
Le pose, il lavoro della telecamera e gli attacchi rafforzano questo legame, permettendo a Dragon Ball FighterZ di combinare battaglie frenetiche con uno stile visivo che rimane insolitamente fedele alla sua fonte.
Naruto Ultimate Ninja Storm
La serie Ultimate Ninja Storm di CyberConnect2 è spesso considerata un punto di riferimento per i giochi anime in cel shading. Il franchise ha stabilito standard elevati fin dal suo debutto del 2008 su PlayStation 3, mentre le uscite successive su PlayStation 4 e PlayStation 5 hanno perfezionato la sua presentazione tecnica e artistica.
Storm 4 ha beneficiato in particolare del salto generazionale. I personaggi potevano mostrare abiti strappati e ferite visibili dopo aver subito danni sufficienti, mentre le espressioni facciali diventavano più dettagliate e reattive. Anche gli attacchi elementali lasciavano segni sul campo di battaglia o producevano effetti che rimanevano visibili sui personaggi colpiti.
Gli effetti particellari conferivano ai combattimenti una presentazione particolarmente colorata, con jutsu, esplosioni e lampi che riempivano lo schermo durante gli scontri principali. Storm 4 era limitato a 30 fotogrammi al secondo, ma Storm Connections ha migliorato la fluidità sulle console di attuale generazione funzionando a 60 fotogrammi al secondo. Sebbene la serie non riproduca sempre esattamente il materiale originale, ne rielabora l’identità visiva con notevole personalità e talvolta può rivaleggiare o persino superare la messa in scena dell’anime.
Demon Slayer: The Hinokami Chronicles
CyberConnect2 ha seguito il lavoro su Naruto con un altro adattamento anime altamente rifinito in Demon Slayer: The Hinokami Chronicles. Sebbene i giochi siano stati criticati per i contenuti limitati e per la quantità relativamente ridotta di materiale narrativo, la presentazione è uno dei loro punti di forza più evidenti.
Il primo titolo punta a riprodurre l’aspetto dell’anime di Ufotable attraverso modelli 3D dettagliati ed elaborati effetti digitali. I personaggi sono particolarmente curati e alcune scene d’intermezzo arrivano a ricordare gli episodi della serie televisiva.
Il gioco mantiene inoltre un aspetto digitale coerente per tutta la sua presentazione. Le sue tecniche elementali sono tra i punti visivamente più notevoli: acqua, fuoco e fulmini non vengono presentati come generici effetti particellari, ma sono progettati per richiamare lo stile artistico dell’anime e la sua ispirazione alle stampe Ukiyo-e.
ONE PIECE: Burning Blood
ONE PIECE: Burning Blood non è considerato un gioco impeccabile, soprattutto perché le sue meccaniche da arena fighter non possiedono la profondità e la fluidità dei migliori titoli di Spike Chunsoft. La sua direzione visiva, tuttavia, lo rende un esempio memorabile di come un forte concetto artistico possa compensare risorse tecniche modeste.
Il gioco utilizza uno stile in cel shading volutamente grezzo, con contorni marcati, ombre pesanti, tratteggio ed effetti sonori sullo schermo ispirati alle tavole del manga di Eiichiro Oda. Questo approccio è particolarmente evidente nei modelli dei personaggi, dove spesse linee di contorno e ombreggiature scure rafforzano l’aspetto illustrato.
Gli effetti associati ai poteri Logia seguono la stessa filosofia. Il fuoco di Ace, il fumo di Smoker e le fratture dimensionali di Barbabianca presentano una qualità densa e dipinta a pennello che si adatta al resto della presentazione. Le scritte onomatopeiche, tra cui il riconoscibile “Dooon”, rafforzano ulteriormente il legame con il manga.
L’uscita cross-generation, inclusa una versione per PlayStation Vita, ha influito sugli ambienti, che potevano apparire spogli e privi di dettagli. Anche così, Burning Blood dimostra che l’identità visiva può far risaltare un gioco anche quando le sue prestazioni tecniche non sono eccezionali.
Dragon Ball Sparking! Zero
Il successore di Budokai Tenkaichi ha riportato in vita una serie longeva con un approccio visivo rinnovato. Realizzato con Unreal Engine 5, Dragon Ball Sparking! Zero combina modelli dei personaggi dettagliati, ambienti distruttibili e battaglie energiche, sebbene alcune delle sue scelte artistiche siano meno coerenti di altre.
Diversi personaggi, tra cui Cell, Majin Bu, Gogeta dell’era di Dragon Ball Z e Janemba, ricordano da vicino le loro apparizioni nell’anime e nei film degli anni ’90, con chiari richiami allo stile di Tadayoshi Yamamuro. Goku e Vegeta, al contrario, mostrano un legame più forte con la direzione visiva recente associata a Naohiro Shintani.
Il tentativo del gioco di fondere l’estetica anime con il realismo è più evidente nel trattamento dorato e più realistico dei capelli dei Super Saiyan. Anche alcune texture degli ambienti sono più deboli e l’illuminazione può apparire piatta in determinati scenari. Ciononostante, la modellazione dei personaggi, la composizione degli scenari e la distruzione ambientale rimangono impressionanti.
Gli effetti particellari reagiscono all’ambiente circostante e all’illuminazione, mentre le aure generano energia visibile che può far vibrare il terreno e muovere l’erba. Nonostante alcuni dettagli disomogenei, Dragon Ball Sparking! Zero rimane uno dei giochi anime più ambiziosi e visivamente sorprendenti della selezione.
Fonti: Everyeye.it.