A vent’anni dall’uscita di The Host, Bong Joon-ho ha ripensato alle ispirazioni e alle difficoltà produttive che hanno accompagnato il film di mostri. Il film tornerà nelle sale il 20 novembre 2026 con un restauro in 4K che, spiega il regista, è stato realizzato per ricreare l’aspetto di una stampa 35 mm di alta qualità, senza modificare digitalmente il contenuto del film.
Bong ha anche chiarito una storia raccontata in un’intervista del 2006, quando disse di aver avvistato da adolescente una creatura insolita nel fiume Han, a Seul. Ora descrive quell’avvistamento come una possibile allucinazione causata dalla pressione del liceo. A stimolare la sua immaginazione furono due elementi reali: viveva vicino al fiume e lo vedeva regolarmente, e lo affascinava il mostro di Loch Ness. Si chiese come sarebbe stato se una creatura simile fosse comparsa nel fiume Han.
L’idea alla base del film trae origine sia da un vero incidente ambientale sia da un film di mostri di fantasia. Bong racconta che la scena in cui la formaldeide viene scaricata in uno scarico è ispirata all’incidente di McFarland, avvenuto in Corea nel 2000 e che provocò proteste da parte dei gruppi ambientalisti. Ha citato anche il film degli anni Ottanta Alligator, in cui un cucciolo di alligatore gettato nelle fogne cresce fino a diventare una creatura gigantesca. Queste idee contribuirono a definire la satira politica di The Host.
Bong apprezzava i film di Godzilla da giovane, ma afferma che non influenzarono direttamente The Host. Voleva una creatura più realistica, abbastanza piccola da nascondersi tra gli autobus anziché distruggere edifici. All’epoca lo attiravano maggiormente i mostri di Alien di Ridley Scott e La cosa di John Carpenter.
Anche il budget limitato per gli effetti visivi della produzione influenzò lo scontro culminante del film. Poiché la sequenza fu girata sulla riva di un fiume vero, gli attori dovettero reagire a un mostro che non era fisicamente presente. Bong ricorda di essersi sentito in imbarazzo mentre i passanti guardavano il cast recitare di fronte al vuoto. Spiega che nella scena ci sono soltanto sette inquadrature in cui la creatura appare per intero, perciò dovette mantenere vivo il senso di pericolo anche quando era fuori campo.
Bong afferma che quel limite, in definitiva, lo spinse a essere più creativo. Attualmente sta sviluppando diverse idee per film, tra cui due che potrebbero essere classificati come horror, anche se il suo prossimo lungometraggio d’animazione, Ally, non è un film horror. Comprende tuttavia numerose creature e un personaggio che il regista descrive come una figura buffa, simile a un mostro.
Fonti: Polygon.